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17 luglio 2017
"Diga di Mignano ancora asciutta", Coldiretti rilancia l'allarme 
17 luglio 2017
Diga di Mignano all'asciutto, foto scattata il 14 luglio 2017
La diga di Mignano (Piacenza) resta all’asciutto. Le immagini realizzate lo scorso venerdì 14 luglio, mostrano chiaramente le conseguenze della siccità che ha colpito il territorio piacentino e in particolare la Val d’Arda.

Ancora una volta le precipitazioni non hanno interessato la diga - situata tra i comuni di Morfasso e Vernasca per servire l’intera vallata - dove la situazione di emergenza idrica resta molto grave.

A rilanciare l’allarme è la Coldiretti di Piacenza: la diga, in grado di contenere fino a 15 milioni di metri cubi d’acqua, ne porta attualmente solo 500mila.

“La diga di Mignano, chiusa dalla metà di giugno, è praticamente vuota e il terreno è in forte sofferenza. L’apporto del ruscello emissario non riesce a compensare neanche l’evaporazione. Il problema rimane serio per l’Intera vallata” commenta il presidente di Coldiretti Piacenza Marco Crotti, che sottolinea però come in alcune zone della provincia la pioggia di oggi sia stata provvidenziale per le coltivazioni.

“A Fiorenzuola in un’ora sono scesi 50 millimetri d’acqua e al di là dei danni che purtroppo fenomeni così intensi e violenti possono provocare, è stata una boccata d’ossigeno importante in particolare per il pomodoro, che in quelle zone sta attraversando una situazione veramente difficile con buona parte della produzione compromessa” afferma Crotti, che questa mattina ha eseguito un sopralluogo sia alla diga sia in alcune aziende agricole della Val d’Arda.

“La diga – conclude il presidente di Coldiretti Piacenza - non era mai stata in queste condizioni. Si tratta di un’opera frutto della lungimiranza degli agricoltori, che la progettarono e la finanziarono 90 anni fa ed aveva sempre garantito l’apporto di acqua necessaria all’irrigazione.
Mai come quest’anno abbiamo capito che l’acqua è un bene indispensabile per la vita. Il mutamento climatico è un problema con cui dobbiamo abituarci a convivere e per fronteggiarlo servono piani strutturali e interventi in grado di garantire la conservazione della risorsa idrica e la realizzazione di nuovi pozzi per le zone più colpite”.
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