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05 gennaio 2017
Musica, tutto il meglio del 2016. Il Pagellone di PcSera
05 gennaio 2017
David Bowie
IL PAGELLONE DEL 2016 DI PIACENZASERA

Appuntamento con il pagellone musicale di Giovanni Battista Menzani (@GiovanniMenzani) che recensisce periodicamente su PiacenzaSera.it gli album in uscita. Come da tradizione ecco il bilancio dell'anno che si è appena concluso.

Per scoprire il meglio scorrete fino a fondo pagina...

20
PARQUET COURTS - Human performance
WHITNEY - Light upon the lake

Nell’anno che decreta la morte definitiva del cosiddetto indierock – in pratica, nessun album tra i migliori 20 per Pitchfork, anche se altre testate salvano The 1975 e i Last Shadow Puppets – segnaliamo tuttavia la conferma della band newyorchese e l’ottimo esordio del duo di Chicago.
 
19
GOAT - Requiem

Una piacevolissima conferma: la chiassosa e sabbatica worldmusic di questo magnifico combo che arriva da un piccolo paese (nemmeno seicento anime) della profonda Svezia.
 
18
WOODPIGEON - Trouble

Abbandonate le atmosfere bucoliche e post-hippy del recente passato, e abbandonato il Canada per il sud dell’Argentina e per la Turchia, i Woodpigeon sfoderano un album di ottimo folk raffinato ed etereo, depresso e rilassato. La critica ha coniato il termine “dreamscape”.
 
17
KING CREOSOTE – Astronauts meets Applemen

Questo instancabile e prolifico cantautore scozzese – ha dato alle stampe qualcosa come quaranta album, ed è nato solo nel 1967 – non delude le aspettative dopo il notevole “From Scotland with love”.
Due brani su tutti: l’opener “You just want” e “Betelgeuse”, ballata struggentissima.
 
16
AFTERHOURS - Folfiri o folfox

“Avevamo un patto io e te/ma poi ti si è spento/dentro”: la voce mai così urticante del nostro Manuel fa da contraltare a una coda sinfonica addirittura magniloquente. È un incipit imperioso quello di “Grande”, un manifesto e insieme una promessa, “qualcosa per cui valga la pena/qualcosa di bello/grande/grande”. Potrebbe bastare l’incipit del disco per placare le polemiche sulla partecipazione di Manuel stesso a X Factor (“Sui giovani d’oggi ci guadagno su”, il post più ingeneroso), polemiche alle quali risponde con il suo stile: “Libero di non essere più me/libero di non piacerti più/libero di buttare tutto via/oggi svegliandomi/ho realizzato che/tutto il resto è stupido/voglio provare a vivere”.
 
14
CHRISTINE AND THE QUEENS – Chaleur Humaine
ANDREA SCHROEDER - Void

In una classifica mai così femminile, spiccano due voci europee e due talenti eccezionali come quelli della giovane pianista francese (è nata a Nantes), da sempre affascinata dal mondo delle dragqueen, e dell’altrettanto affascinante poetessa dark di stanza a Berlino.
 
13
WILCO - Schmilco

Il decimo album degli alfieri dell’alt country è malinconico, sostanzialmente acustico, che vive di poche ma assai sofisticate sonorità, che stavolta restano sottotraccia. Non è il loro capolavoro. Ma è opera di una band vera, matura, sempre elegante, che fa dell'onestà e del mestiere la sua bandiera.
 
12
P.J. HARVEY - The hope six demolition

Epico e dark, ruvido e tagliente, maturo e "nuovista", classico e futurista, in bilico tra folk un po' zingaro, fiati jazz (si veda la jam session di "The ministry of social affair") e cori immagnifici (come nella sorella "The ministry of defense", favolosa, par di sentire il Nick Cave dei tempi di "The mercy seat"), è un disco di brani atipici, che sfuggono a ogni etichetta. Musica contemporanea, di altissimo livello. Il blues dell'apocalisse. 
 
10
ANGEL OLSEN - My Woman
MITSKI - Puberty

Dal Missouri ecco una nuova cantautrice da seguire: ballate elettroniche, attitudine alternative e tono cameristico. Vince (ai punti) il duello con la brava (e fredda, e algida) Mitski (“Puberty”), ovvero Mitski Miyawaki, giapponese trapiantata a New York.
 
9
MICHAEL KIWANUKA - Love & Hate

Di origine ugandese, è nato in un quartiere nord di Londra. Dopo l’interessante esordio di “Home Again” torna con un disco complesso, maturo, ricco di sonorità, fatto anche di composizioni lunghe e ipnotiche (vedi la title-track).
 
8
ELZA SOARES – A Mulher Do Fim Do Mundo

Scopriamo solo ora, grazie ai numerosi riconoscimenti da parte della critica internazionale, questa meravigliosa cantante brasiliana dalla voce roca e sporca. Storie sofferte, storie di povertà estrema e di redenzione.
 
7
SOLANGE – A seat at the table
BLOOD ORANGE - Freetown Sound

Il futuro della musica black passa necessariamente di qui. E invece i media americani eleggono immancabilmente Beyoncé.
 
6
FRANK OCEAN - Blonde

Nell’anno in cui altri big – tra i quali Kanye West e James Blake – convincono a metà, lui non fallisce un colpo. Ecco la sua potente ed elegante miscela di soul, rap, elettronica e R&B.
 
4
BON IVER - 22, a Million
RADIOHEAD - A moon shake pool

Come sono lontani i tempi in cui Justin Vernon trovava rifugio - novello Walden - in un capanno tra i boschi del Wisconsin, camicia da boscaiolo (o grunge) e barba hipster, per scrivere struggenti ballate folk. Ora, a distanza di cinque anni, Bon Iver torna con un'opera complessa, difficile, audace. Una sorta di "Amnesiac" 2.0 (vedi sotto). Sperimentando e rischiando, anziché vivere di rendita. Rischio che non ha mai corso neppure la band di Thom Yorke, che quest’anno ci ha regalato un’insperata reunion. "A moon shaped pool" è un disco intimista e malinconico, ispirato e tecnicamente perfetto, che dipinge un passaggio desolato e rarefatto come quello lunare, appunto. Quasi una colonna sonora. Una meravigliosa colonna sonora.
 
3
NICK CAVE & THE BAD SEEDS - Skeleton tree  

Sul gradino più basso del podio di una playlist mai come quest’anno dominata dalle “vecchie glorie”. Album oscuro e inquietante, a tratti devastante, scritto dal maledetto Cave dopo la morte assurda del figlio quindicenne, Arthur, uno dei suoi due gemelli, precipitato da una scogliera nei pressi di casa. Solamente alla fine c'è una flebile speranza, come un raggio di luce nell'oscurità: “Skeleton tree” ci riporta sulla terra, è una ballata classica e tradizionale a là Cave, di più, superlativa, come solo lui sa fare. L'ennesimo capolavoro di una ormai lunga lista.
 
1
DAVID BOWIE - Black Star
LEONARD COHEN - You want it darker

Il destino ha voluto che si ritrovassero qui, fianco a fianco, il destino che li ha portati via dopo due carriere straordinarie e irresistibili, proprio l’anno in cui un altro grande maestro, Dylan, viene finalmente insignito del Nobel alla Letteratura. Quasi un premio alla carriera. Ma anche due album di qualità eccezionale. “Lazarus” e “You want it darker”, ad esempio, sono tra le più belle e commoventi canzoni mai scritte sulla morte dell’uomo.
 
 
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