28 May 2012
Il difensore del marito: "Matrimonio forzato alla base del delitto"
28 May 2012
"Lui voleva divorziare e non ne poteva più della convivenza forzata con la moglie". Ci sarebbe l’impossibilità di porre fine ad un’unione che non funzionava più alla base dell’omicidio di Kaur da parte del marito. Lo ha affermato l’avvocato difensore dell’uomo Mauro Pontini, che ha respinto le interpretazioni fornite da alcuni sulle cause del delitto, come la presunta eccessiva "occidentalizzazione" della vittima.
"Il vero problema della loro unione - ha sottolineato - è che era un matrimonio combinato e senza l’accordo delle famiglie non si può sciogliere. Lui voleva divorziare ma non gli era permesso, nel senso che la moglie non veniva presa dalla famiglia". L’avvocato ha spiegato anche le circostanze dell’occultamento del cadavere: "Non è stata gettata in Po, ma è stato effettuato un rito funebre, la donna è stata avvolta in un sudario e adagiata nel fiume. Lui si è pentito del gesto: l’omicidio non era programmato, è avvenuto dopo una lite".
"Sul figlio non era sicuro - prosegue l’avvocato riferendosi alla gravidanza di Kaur - Lui era andato a prenotare l’ecografia quel giorno. Ma il figlio è secondario, il matrimonio era già finito a settembre. Lui voleva lasciarla ma la famiglia di lei lo aveva convinto a tenerla ancora". "Quella del figlio - continua - pensava fosse una bugia: si sentiva sfidato dalla moglie. Lei si era resa conto che lui non poteva farle nulla, un po’ perchè lui era molto legato alle tradizione e quindi non poteva divorziare senza il consenso delle famiglie e poi perchè aveva capito che in Italia era protetta come posizione di moglie".