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03 ottobre 2017
Tarasconi e Molinari “Emilia Romagna pronta alla sfida dell’autonomia”. Polledri: "Indire referendum"
03 ottobre 2017
La sede della Regione
“La Regione Emilia-Romagna è pronta alla sfida dell’autonomia”.

Ne sono convinti i consiglieri regionali Pd Katia Tarasconi e Gian Luigi Molinari, favorevoli alla proposta di potenziamento dell’autogoverno del sistema territoriale regionale.

“Condividiamo - spiegano - il percorso finalizzato all’acquisizione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ma senza derive secessioniste e restando, a scanso di equivoci, una Regione a statuto ordinario”, puntualizzano gli esponenti Pd.

“Sì, perché - incalzano i consiglieri piacentini - i quesiti referendari di Lombardia e Veneto non hanno senso: ciascuna Regione può ricorrere all’articolo 116 della Costituzione che formalmente consente questo iter, senza dover arrivare a spendere risorse per il referendum. Nel dibattito politico è come se chiedessero che Lombardia e Veneto diventassero a Statuto speciale”.

In altre parole: “La linea assunta dai governatori leghisti Zaia e Maroni, che si avvalgono delle forme di consenso popolare in modo strumentale, è inutile e non ha ragione d’essere, infatti l’Emilia Romagna ha scelto la via negoziale indicata dalla stessa Corte costituzionale senza ricercare plebisciti propagandistici che, al di là dell’esito, nulla aggiungeranno a quanto già previsto".

"Ci venga quindi spiegata - continuano Tarasconi e Molinari - la necessità di spendere cifre esorbitanti che oscillano tra i 30 e i 50 milioni di euro per ritrovarsi nella stessa condizione di partenza, con l’avvio dell’iter procedurale contemplato regolarmente per qualunque Regione ne faccia richiesta così come sta facendo la nostra. Perché appare quasi scontato che vincerà il Sì: perché mai un cittadino non vorrebbe avere più autonomia e più
risorse per beneficiare di ulteriori servizi?”.

“La nostra Regione - affermano - ha le capacità per gestire bene, talvolta meglio, alcuni settori: abbiamo avviato l’iter di confronto con le altre forze politiche e crediamo che lo sviluppo del territorio in ambiti cruciali come lavoro e internazionalizzazione delle imprese, welfare e sanità, formazione e istruzione possa beneficiare di un cambio di passo emancipandosi dal Governo centrale".

"È tutto interamente basato su una idea di sviluppo, attraverso una programmazione più circoscritta alle esigenze della Regione, in modo che ci sia una gestione delle risorse meglio ponderata”.

“Non abbiamo quindi alcuna titubanza nell’affermare che siamo pronti alla sfida; un percorso - spiegano - che si concluderà nella seduta assembleare del 3 ottobre con il voto su una risoluzione, fondamentale per conferire al presidente Bonaccini piena facoltà nell’avviare il negoziato col Governo. Scontato dirlo: gli approcci di valore sull’autonomia sono completamente diversi rispetto ad altri gruppi assembleari, ma l’auspicio - dicono - è che le altre forze politiche non innalzino barricate e condividano tale proposta".

"Tutto questo potrebbe essere quanto mai utile per andare, ad esempio, verso un’integrazione dei sistemi di istruzione professionale e formazione professionale così come, nell’ambito delle politiche per il lavoro, per legare le misure passive, di competenza dello Stato, a quelle attive, di competenza regionale”.

Secondo i consiglieri piacentini, sarà preziosa un’autonomia aggiuntiva in ambiti quali la rigenerazione urbana, l’antisismica, la tutela del territorio e dell’ambiente con la programmazione degli investimenti infrastrutturali. “Si tratta di fare proposte concrete su cui stiamo lavorando, in attesa che ci sia poi il via libera dal Parlamento”.

POLLEDRI (NORD): "INIZIATIVA PER LA COMPLETA AUTONOMIA REGIONALE DEI TERRITORI DELL’EMILIA" - "Dopo la Lombardia e il Veneto, bisogna avviare anche in Emilia un percorso di maggior federalismo. Il residuo fiscale è costato complessivamente ad ogni piacentino quasi tre mila euro all’anno. La cifra si alza ancora se prendiamo in considerazione tutta la regione: più di quattro mila euro pro capite".

E' il commento di Massimo Polledri, responsabile Famiglia e Identità Lega Nord Emilia.

"Il federalismo è uno strumento indispensabile per ridurre la pressione fiscale per i nostri cittadini. Bisogna prendere esempio da un progetto ben avviato come quello della Lombardia, ed è ora che anche in Emilia si cominci a pensare ad intraprendere un percorso di questo tipo. Siamo ormai colonizzati e per tornare ad avere un futuro nel quale un popolo ha la possibilità di ottenere quanto esattamente gli spetta, l’autonomia deve indispensabilmente tornare al centro del dibattito politico".

"In questo senso, penso anche agli spiacevoli eventi accaduti il 1 ottobre in Catalogna: sono molteplici i problemi che i catalani stanno incontrando nella strada che porta alla democrazia, ritrovandosi contro un regime che si sta dimostrando sempre più repressivo e autoritario".

"Preso atto che l’autonomia politica e amministrativa delle Regioni è un valore di rango costituzionale sancito dall’articolo 114, secondo comma, della Costituzione, la cui estensione è disciplinata dal Titolo V della Costituzione e da altre leggi costituzionali e deve essere intesa quale processo di crescita sociale del Paese, attraverso l’organizzazione ottimale dei soggetti istituzionali che costituiscono la Repubblica ai sensi dell’articolo 114, primo comma, della Costituzione, in un’ottica che valorizzi il principio di sussidiarietà e che non sia di ostacolo a un’autonomia anche differenziata".

"Una maggiore indipendenza dell’Emilia - afferma Polledri -garantirebbe ad essa maggiori benefici, grazie alla virtuosità dei propri territori e delle proprie tradizione civiche che vantano una elevata capacità produttivacontributiva e fiscale".

"Credo che l’obiettivo di ottenere una maggiore autonomia regionale è oggi la migliore soluzione, sia per contrastare la crisi economica, facendo leva sulla virtuosità del nostro territorio, sia per ristabilire corretti meccanismi di responsabilizzazione, trasparenza e partecipazione dei cittadini e dei rappresentanti politici, a beneficio dell’interesse esclusivo della comunità emiliana e la sua autodeterminazione".

"Visti l’articolo 116 della Costituzione, il cui terzo comma prevede la possibilità di attribuzione alle Regioni di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia in determinate materie, con legge statale, sulla base di un’intesa fra lo Stato e la Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119 della Costituzione; altresì, gli articoli 114, 117, 118, 119 e 132 della Costituzione".

"Chiedo - conclude - di indire un referendum consultivo rivolto alla popolazione iscritta nelle liste elettorali dei comuni delle province dell’Emilia (Piacenza, Reggio Emilia, Parma, Bologna, Modena), per l’espressione del voto sul seguente quesito: “Volete voi che il vostro comune, in considerazione della sua peculiarità culturale, storica e geografica costituisca una entità regionale autonoma denominata “Regione Emilia” con propria Assemblea Regionale e un proprio Governatore, senza ulteriori costi per la finanza pubblica, in attuazione dell’articolo 132, della Costituzione?”.

Il presidente Bonaccini in Aula: "Chiediamo insieme ciò che non è mai stato fatto: maggiore autonomia per l'Emilia-Romagna, Regione virtuosa che, unita, è locomotiva del Paese e compete con le aree più avanzate in Europa e nel Mondo"

L'Assemblea legislativa chiamata a discutere una risoluzione che dà mandato al presidente della Giunta di avviare il negoziato con il Governo. Ieri il via libera delle parti sociali riunite nel Patto per il Lavoro. "La nostra proposta ha due premesse: l'unità nazionale, per noi sacra e intoccabile, e il fatto che non vogliamo diventare una nuova Regione a Statuto speciale. E a chi vuole separare la nostra Regione dico che noi oggi non diciamo no alla Romagna ma sì all'Emilia-Romagna"

Bologna - “Attraverso la Costituzione, intendiamo fare ciò che in Italia non è mai stato fatto: chiedere e ottenere maggiore autonomia per l’Emilia-Romagna, per poter gestire direttamente competenze in materie cruciali come lavoro e formazione; imprese, ricerca e sviluppo; sanità e tutela della salute; territorio, riqualificazione e rigenerazione urbana, ambiente. Senza chiedere più soldi allo Stato centrale, bensì trattenendo alla fonte, qui, una parte delle risorse generate nel nostro territorio, risorse, lo abbiamo dimostrato diventando la regione che cresce di più nel Paese e aprendo la strada a più di un provvedimento nazionale, che siamo certi sapremo utilizzare al meglio per migliorare ulteriormente i servizi forniti ai cittadini, continuare a crescere e creare occupazione.

Una proposta che vede due punti fermi: l’unità nazionale, per noi sacra e intoccabile, e il fatto che non chiediamo di diventare una nuova Regione a Statuto speciale. E a chi chiede addirittura di dividere la nostra regione, creandone due separate, dico che noi oggi non diciamo no alla Romagna, ma diciamo sì all’Emilia-Romagna, perché insieme, in una regione unita e fatta di valori e saperi unici, non temiamo nessuno fra la aree più avanzate in Europa e nel Mondo”.

Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, apre il dibattito in Assemblea legislativa sul Documento di indirizzi approvato dalla Giunta regionale per l’avvio del percorso necessario al riconoscimento di una maggiore autonomia per l’Emilia-Romagna. Un obiettivo perseguito ricorrendo alla Costituzione, che all’articolo 116, comma III, consente l’attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di ulteriori “forme e condizioni particolari di autonomia” attraverso una legge dello Stato approvata a maggioranza assoluta, sulla base di un’intesa fra il Governo e la Regione interessata.

Oggi l’Aula consiliare è chiamata a discutere e approvare una proposta di risoluzione, esaminata in commissione Bilancio, affari generali e istituzionali, che impegna il presidente Bonaccini ad avviare il negoziato con il Governo ai fini della sottoscrizione dell’intesa prevista dall’articolo 116.

E nel pomeriggio di ieri è arrivato il via libera al Documento della Giunta dalle parti sociali riunite nel Patto per il Lavoro, col quale l’esecutivo regionale ha fin dall’inizio condiviso la proposta per chiedere al Governo maggiore autonomia. In queste settimane, infatti, sulle quattro aree tematiche si sono confrontati altrettanti gruppi di lavoro, coordinati dagli assessori competenti, e numerose indicazioni avanzate nell’ambito del Patto.

“Vogliamo arrivare al confronto con il presidente del Consiglio con una proposta la più condivisa possibile dalla società regionale- prosegue Bonaccini- e voglio ringraziare i componenti il Patto per il Lavoro – sindacati, imprese, enti locali, atenei, associazioni del Terzo settore – per ciò che abbiamo costruito insieme in queste settimane. Così come ringrazio i Gruppi consiliari per il confronto vero che c’è stato nelle Commissioni e oggi in quest’Aula: sono arrivate critiche e proposte migliorative, ma al di là delle posizioni politiche mi chiedo se non vi siano le condizioni per una condivisione, nel merito, della proposta, per presentarci davanti al presidente del Consiglio e chiedere, insieme, maggiore autonomia per l’Emilia-Romagna”.

“Attraverso l’articolo 116- sottolinea il presidente della Giunta- la Costituzione offre una opportunità alle Regioni virtuose, e l’Emilia-Romagna, ribadisco, lo è: abbiamo i conti in ordine e numeri che sotto il profilo economico e sociale ci pongono ai vertici nazionali ed europei. Rispettiamo la decisione di Veneto e Lombardia, fare un referendum è pienamente legittimo, ma il giorno dopo dovranno avviare l’identico nostro percorso, quello previsto dalla Costituzione. Viceversa, noi vogliamo creare le condizioni che portino alla crescita del territorio, contribuendo così in modo diretto anche alla crescita dell’Italia, del sistema Paese, chiudendo una proposta seria e concreta, fatta di contenuti e non di promesse irrealizzabili. Mi auguro che il Governo ci ascolti, così come siamo consapevoli che sia necessario arrivare a una legge approvata dalle Camere a maggioranza assoluta, ma quella che abbiamo intrapreso- chiude Bonaccini- è una strada che vogliamo percorrere fino in fondo”.
 
 

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