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15 settembre 2017
Rischio alluvioni in Val Trebbia, il 70% dei cittadini si sente impreparato
15 settembre 2017
Il convegno in Provincia
Il convegno in Provincia
Il 56% della popolazione del Bacino del Trebbia e l’11% della sua superficie sono sottoposti a rischio inondazioni. Ma quanto sono preparati i cittadini e le istituzioni ad affrontare una eventuale emergenza?

Questa una delle domande al centro del convegno ospitato dalla Provincia nell’ambito del progetto Capflo, finanziato dalla Commissione Europea e promosso da cinque partner di ricerca internazionali che hanno analizzato le capacità di prevenzione e gestione delle inondazioni in altrettanti bacini fluviali (oltre alla Val Trebbia, quello della Senna in Francia, dell’Ebro in Spagna, del Danubio in Germania e della Mosa in Olanda) con l’obiettivo di migliorare la resilienza delle comunità locali.

Un tema che tocca da vicino la nostra provincia, colpita tragicamente dall’alluvione di due anni fa. “Il territorio non è rimasto inerte" - ha sottolineato Raffaele Veneziani, sindaco di Rottofreno unico comune italiano selezionato insieme a Rivergaro per prendere parte al progetto. Per prevenire i rischi da inondazione nel bacino del Trebbia, lo stesso Veneziani ha promosso il progetto Arturo, una app che trasforma tutte le informazioni provenienti dalla rete sensoristica regionale, dagli accumuli di pioggia al suolo, ai livelli idrografici, in un’interfaccia di facile lettura che consente agli utenti di capire il tipo di emergenza e di agire rapidamente di conseguenza; uno strumento che si somma al nuovo sistema di allerta regionale.

Dall’analisi del caso piacentino emerge però una sorta di contrapposizione: da una parte si registra “un alto livello di motivazione a prevenire i rischi da inondazione”, sia a livello istituzionale sia da parte dei cittadini, in particolare a seguito dell’alluvione del 2015, dall’altra il coinvolgimento attivo della popolazione nella definizione e implementazione delle politiche in questo ambito “non è ancora parte integrante del sistema”.

Sono infatti soprattutto le associazioni di protezione civile e, più in generale, i volontari, a mostrare una buona conoscenza dei rischi da inondazione; se i cittadini che hanno risposto all’indagine realizzata nell’ambito dell’analisi dichiarano “un buon livello di conoscenza delle aree soggette a rischio da inondazione e dei numeri di emergenza”, il livello di conoscenza delle aree di assistenza in caso di inondazioni, e delle misure incluse nel Piano di protezione civile, è invece “estremamente limitato”.

La maggior parte dei cittadini interpellata (il 70%) “non si sente preparata ad affrontare un evento alluvionale”, con il 58% che considera “inadeguato” il sistema di informazione sui rischi da inondazione, in particolare a causa del linguaggio molto tecnico e della difficoltà di accesso ad alcune informazioni.

La collaborazione tra gli attori (del sistema), in particolare tra i due versanti del bacino - osserva lo studio - è intensa durante le inondazioni, mentre è piuttosto limitata nella fase di prevenzione e preparazione: la partecipazione limitata dei cittadini in tutte le fasi delle inondazioni (prevenzione e preparazione, gestione dell’evento, recupero) - è la conclusione - è una delle criticità del sistema di gestione dei rischi da inondazione nel bacino del Trebbia, anche se sono in corso alcuni miglioramenti.

Ma cosa si può fare per migliorare la situazione? “Concretamente - spiega Cristina Vasilescu dell’Istituto per la Ricerca Sociale - si possono realizzare campagne di informazione e sensibilizzazione sul tema cercando di aumentare la consapevolezza dei cittadini sul loro ruolo all’interno del sistema. In questo senso strumenti come l’app Arturo o il sistema di allerta regionale possono dare informazioni nell’immediato a cui tutti possono avere accesso”.

“Viviamo in un territorio bello ma fragile, dove le istituzioni sono presenti - sottolinea il primo cittadino di Rivergaro Andrea Albasi - questo deve aiutare a intraprendere un percorso difficile e allo stesso virtuoso, facendo in modo che il cittadino si senta parte attiva”.
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