13 dicembre 2015
"Basta con l'iper localismo di Piacenza" Intervista a Rota (Confindustria)
13 dicembre 2015
Alberto Rota, presidente di Confindustria
Area vasta, dopo Expo, il nuovo ospedale e le prospettive economiche per il 2016. Sono i temi dell'intervista al presidente di Confindustria Piacenza Alberto Rota, alla guida dell'associazione dall'estate scorsa.

Superare l'iperlocalismo che ha condizionato troppe volte il nostro operato e ragionare finalmente in una logica di rete e collaborazione con i territori limitrofi è uno dei concetti chiave del pensiero di Rota, che si esprime anche su altre questioni cruciali per lo sviluppo di Piacenza. Con lo sguardo rivolto ormai al 2016 e a una ripresa che ancora stenta a consolidarsi. Ecco l'intervista.

Area vasta, Confindustria Piacenza ha avanzato una proposta con le province contigue di Parma e Reggio, fondata su uno studio articolato. Al di là delle dispute sul perimetro geografico, il dibattito nelle istituzioni non entra nel vivo della questione: quali dovranno essere i contenuti e le funzioni della futura area vasta? Quali economie di scala e quali alleanze vanno stipulate con le province coinvolte?

La proposta che abbiamo avanzato insieme a Parma e Reggio scaturisce dal confronto quotidiano che abbiamo come Associazioni imprenditoriali che stanno facendo proprio un percorso di efficientamento e di aggregazione di funzioni. Inoltre, la dimensione sempre più internazionale delle nostre imprese ci porta a sentire troppo limitata la dimensione provinciale con riferimento ad alcune funzioni.

Mi riferisco per esempio ai settori della pianificazione infrastrutturale e ambientale. L’area vasta potrebbe svolgere così il doppio ruolo di terminale esecutivo delle politiche regionali ed europee da un lato e, dall’altro, di soggetto promotore e facilitatore di iniziative e piani di azione in linea con le esigenze dei territori individuati. Abbiamo in mente un modello organizzativo  a “rete”, realizzato sulla base della collaborazione strutturale fra centri decisionali autonomi, con proprie risorse, competenze e conoscenze.

Una scelta indispensabile se si considera che nel passato la mobilitazione individualistica degli attori economici, coniugata a un iper localismo degli attori politici, ha prodotto una miscela di cui da tempo si misurano oggi i costi sociali, ambientali, amministrativi e territoriali. La soluzione di tale stato di cose passa attraverso la creazione di strategie di rete tra gli attori locali, che permettano di transitare dal modello della città diffusa al modello delle reti di città.

Del resto, non siamo proprio digiuni da esperienze di questo tipo, visto che la logica dell’area vasta esiste per esempio nel campo del trasporto pubblico locale, della gestione dei rifiuti e ci stiamo avviando verso quella della sanità. I prossimi step potrebbero riguardare l’Ente fiera e la Camera di Commercio. Non dobbiamo avere timori reverenziali verso le altre province e sederci al tavolo delle trattative con uno sguardo di medio-lungo periodo e, soprattutto, con proposte concrete. 

Expo si è conclusa da un mese o poco più e, dopo i bilanci positivi e i proclami sull'eredità, si rischia di perdere lo spirito e il metodo che hanno animato i mesi passati. Cosa fare concretamente ora per raccogliere quanto è stato seminato?

Mi risulta che il Comitato di indirizzo, composto da Comune di Piacenza, Camera di Commercio, Provincia, Fondazione, dopo aver compiuto le doverose verifiche di tipo economico-finanziario, stia valutando le azioni più opportune proprio per non disperdere i frutti dell’intenso lavoro dei sei mesi appena trascorsi e di tutto quanto è stato fatto negli anni precedenti.

Si tratta dei rappresentanti delle massime Istituzioni, che insieme all’ATS Piacenza per Expo hanno contribuito economicamente e tirato le fila del grande progetto. Sono certo che nei primi mesi del 2016 avremo le prime proposte operative alle quali, come Confindustria, non mancheremo, come sempre, di dare il nostro sostegno. Per quanto strettamente ci riguarda, i mesi dell’Expo hanno significato lavorare all’internazionalizzazione delle imprese. Abbiamo realizzato 836 BtoB meetings (incontri tra operatori, ndr) che hanno generato diversi interessanti contatti e molte concretizzazioni di affari. In questo ambito il nostro lavoro continua incessante.

Nuovo ospedale per Piacenza. Per Confindustria costituisce un'opportunità da cogliere o è un'opera inutile e servirebbero interventi di altra natura sul sistema sanitario locale?

Un nuovo ospedale per Piacenza è stata oggetto di un contributo al Psc che abbiamo formulato a suo tempo e quindi non possiamo che confermare. Questa proposta è nata dall’esame del contesto generale e dalla consapevolezza che uno strumento come il Psc, che programma il futuro della città di qui a venti anni, non può non prendere in considerazione anche le strutture sanitarie e valutarne l’adeguatezza rispetto ai nuovi standard di cura ed al ruolo che la città capoluogo ha ed avrà sempre più rispetto al resto della provincia.

Insomma, siccome si sta programmando il futuro della città, secondo noi aveva senso allora pensare di inserire questo tema. Ricordo che l’attuale ospedale è stato progettato negli anni settanta e risponde quindi ad una concezione di ormai cinquanta anni fa. Ha quindi più che mai senso la discussione che si sta facendo. Le scelte che si faranno riguardo sia alla nuova struttura che alla attuale, valutando per quest’ultima anche un intervento di riqualificazione alla luce di nuove funzioni che lì potranno essere collocate dovranno evidentemente scaturire dall’esame congiunto di diversi elementi, anche di natura strettamente sanitaria, che certamente non ci competono, perché non è il nostro mestiere.

E’ sicuramente il nostro mestiere guardare al comune capoluogo cercando di evidenziare tutte le funzioni che devono essere tenute in considerazione. E’ anche per questo, per esempio, che da qualche mese stiamo dialogando con il Comune al quale abbiamo presentato un progetto di riqualificazione di un intero importante complesso scolastico e sportivo.

Uno sguardo all'anno che verrà. Nel 2016 la ripresa si consoliderà o permarranno ancora i segnali contraddittori di questi mesi e dovremo rassegnarci ad un ciclo lungo di moderata crescita? 

Bella domanda. Lunedì prossimo 14 dicembre avremo il consiglio di fine anno e capiremo dai colleghi quale è il sentiment sul 2016 nei vari settori. Permangono certamente grandi preoccupazioni sul comparto delle costruzioni, che può che riprendere slancio solo con adeguate politiche fiscali e di incentivazione di cui più volte abbiamo detto.

Le preoccupanti turbolenze internazionali non facilitano le previsioni ma è fuori di dubbio che ci sono elementi comunque positivi e che riguardano l’espansione monetaria con conseguenti bassi tassi di interesse, il jobs act e gli incentivi alle nuove assunzioni, il basso prezzo del petrolio, che se da un lato facilità un maggiore sviluppo allo spostamento, dall’altro porta preoccupazione per le industrie che, dietro il petrolio, hanno un mercato mondiale in situazione di pericoloso stallo.

Non mi aspetto comunque delle crescite importanti, perché non dimentichiamocelo, la crescita economica è frutto di un contesto favorevole. E l’Italia ha ancora un lungo cammino da compiere. Basti pensare ai differenziali di tassazione e del costo del lavoro. E invece avremmo bisogno di una crescita annua di almeno il 2%, cifra dalla quale siam ben lontani e non ho la sensazione che sarà una cifra raggiungibile neanche l’anno prossimo.
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