08 April 2012
Riforma del lavoro, l’intervento di Molinelli (Legacoop) e Milza (Confcoop)
08 April 2012
Riforma del mercato del lavoro: allargare i diritti per ridurre gli squilibri
di Maurizio Molinelli* e Francesco Milza**
Lo Statuto dei Lavoratori è entrato in vigore nel 1970: a 42 anni di distanza da quel passaggio cruciale nella storia dei diritti, il mondo del lavoro nel nostro paese ha subito una trasformazione radicale. E’ da qui che occorre partire per sostenere lo sforzo che il governo Monti sta compiendo per condurre in porto una riforma ormai non più rinviabile. Il confronto su una materia così delicata e sensibile occupa massicciamente le cronache dei mass media e pure a livello locale non sono mancate autorevoli prese di posizione, quasi esclusivamente incentrate sulla dibattutissima riforma dell’articolo 18.
Noi vorremmo provare ad accostarci al tema da un altro versante. Fare impresa, creare buona occupazione e nuove opportunità di lavoro, nella tempesta della crisi economica di questi mesi, sono diventate le vere priorità del nostro paese. Anche per un mondo, quello della cooperazione, per il quale la tutela del lavoro è elemento costitutivo della propria azione, e che ha sempre operato per ricondurre la logica del profitto dentro a un contesto di democrazia economica e di rapporto di mutualità con i soci.
Squilibrio è forse la parola che meglio riassume la situazione del mercato del lavoro e del sistema di welfare oggi in Italia. Lo squilibrio dato dalla presenza di oltre 10 milioni di persone, molte delle quali sono giovani, che fanno i conti con l’assenza di un lavoro o con la precarietà . Persone di serie B, prive di qualunque forma di tutela, per le quali il principale obiettivo non è certo il posto fisso, ma condizioni di lavoro degne di questo nome, e un qualche supporto che le aiuti quando un contratto finisce e hanno bisogno di tempo o di nuova formazione per trovarne un altro.
Non si tratta certo di smantellare l’attuale sistema di tutele dei lavoratori, ma di ridisegnarle al passo coi tempi, e fare in modo che milioni di persone che oggi hanno poco lavoro e zero protezioni, possano finalmente ritrovare una prospettiva.
Non possiamo dimenticare che più della metà dei lavoratori italiani non è protetta né dall’articolo 18 né da altre forme di tutela assai più basilari.
Sono i circa quattro milioni e centomila i dipendenti di imprese con meno di 15 addetti, a cui si aggiungono un milione e mezzo di collaboratori autonomi tipo co.co.pro, un milione e mezzo di interinali o con contratti a termine, mezzo milione di stagisti, un milione di collaboratori domestici, e due milioni e mezzo di irregolari. Senza contare le partite Iva che di fatto operano come lavoratori dipendenti.
Apprezziamo che il governo si stia muovendo nell’ottica di una riforma più ampia e realmente universalistica degli ammortizzatori sociali, ed abbia operato per attuare una razionalizzazione e semplificazione della giungla contrattuale oggi vigente. Un disegno di questo tipo chiama in causa anche le aziende e il ruolo dei sindacati: le prime non potranno più avere l’alibi di regole troppo rigide, mentre i secondi dovranno in parte ripensare i termini della loro azione. Dal canto suo, lo Stato dovrà garantire una formazione e servizi più efficienti, e vigilare sul funzionamento del mercato.
Le persone, soprattutto giovani, che oggi sono tagliate fuori dall’universo dei garantiti sanno benissimo, perché lo misurano ogni giorno sulla loro pelle, che è sempre più difficile conquistare un posto di lavoro che duri tutta la vita. Per questo è necessario che siano concessi loro più diritti e più opportunità per affrontare un percorso professionale ed esistenziale nella piena dignità.
Da un lato, cercando di stimolare le imprese ad assumere, allentando le incertezze più pesanti, come quelle delle cause di lavoro per reintegro che durano anni e che nella maggior parte dei casi si concludono con una transazione di natura economica, affidandone la gestione ad una parte terza (la magistratura) che possa evitare gli abusi discriminatori. Dall’altro lato ridimensionando la burocrazia e provando a rilanciare un po’ di investimenti. Per questi giovani lavoratori, col coinvolgimento di Stato e aziende, occorre pertanto istituire nuove reti di sicurezza che in caso di malattia, gravidanza o ricerca di nuovo lavoro, non li lascino soli.
Legacoop e Confcooperative in questi mesi difficili per la nostra economia hanno protetto con determinazione il capitale di maggior valore delle loro associate, quello umano. Dallo Stato e dalla riforma del mercato del lavoro ci attendiamo una nuova cornice di norme e il sostegno per farlo ancora meglio.
*presidente provinciale di Legacoop Piacenza
**presidente provinciale di Confcooperative Piacenza