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12 novembre 2017
La Prima Guerra Mondiale senza retorica, il convegno Anpi
12 novembre 2017
il convegno in Provincia
il convegno in Provincia
E' stata rivisitata in forma critica la drammatica vicenda della Prima guerra mondiale, della quale sono in corso diversi eventi celebrativi da più parti. Con un convegno nella sala consiliare della Provincia di Piacenza. 

I lavori sono stati condotti dal presidente dell'Anpi di Piacenza Stefano Pronti.

Stralciati gli elogi dell'antica retorica fascista, che per decenni ha condizionato la visione del conflitto, l'Anpi provinciale (Associazione nazionali partigiani d'Italia), in collaborazione con l'Archivio di Stato di Piacenza, ha sciorinato quei dati che la dicono lunga sui costi umani e sulle indicibili sofferenze vissute, non solo dai militari al fronte, ma sulla pelle della popolazione dell'intero paese, molto di più rispetto al secondo conflitto mondiale.

Romano Repetti, della presidenza provinciale Anpi, esaminando il fenomeno dei prigionieri, rileva come come gran parte della verità sia rimasta nell'ombra: "Dei 600mila prigionieri italiani della guerra 1915/18 non ne sono più tornati a casa circa 100mila, fra loro anche circa 600 piacentini; la stragrande maggioranza di questi sono morti per indigenza, per fame".

Notizie coperte perché avrebbe significato mettere sotto accusa le autorità politiche e militari che avevano proibito "l'invio da parte dei familiari di pacchi alimentari ai prigionieri in quanto considerati disertori".

Una guerra di enorme mobilitazione di uomini: "La popolazione italiana a quel tempo ammontava a poco più di 37 milioni, gli arruolati furono cinque milioni e mezzo, i piacentini oltre 40 mila, percentualmente il 14,8".

Dalla guerra tornarono moltissimi feriti "almeno un milione, anche con menomazioni permanenti e gravi, mutilati degli arti, ciechi, tubercolotici, lesionati nel sistema nervoso, oltre quattro mila impazziti definiti impietosamente 'scemi di guerra'. Fu la guerra dall'inferno delle trincee".

Sulla guerra irruppe la rivoluzione bolscevica in Russia, ha analizzato Repetti,  sollevando crisi in tutti i paesi, "quelli, come Gran Bretagna e Francia, con un sistema parlamentare consolidato ne uscirono aprendo alla partecipazione al governo dei rappresentanti delle masse lavoratrici, in Italia e Germania, invece, dopo un iniziale successo dei partiti socialisti, un individuo senza scrupolo quale Mussolini ed uno addirittura d monaco come Hitler, ponendosi al servizio dei grandi interessi economici minacciati, costruirono due regimi non solo dittatoriali ma che avevano la guerra sia come presupposto che con finalità. per cui, fra le conseguenze della prima guerra mondiale va considerata anche la seconda ".

Anna Riva dell'Archivio di stato ha esposto il lavoro iniziato nel 2011 e ancora in corso, con le scuole elementari, medie e superiori piacentine. "In parte sfociato in una prima mostra con la ricostruzione delle trincee, dei suoni, dei rumori della guerra per una migliore comprensione visiva dell'evento, che è stata molto apprezzata dai giovani".

Un lavoro che ha messo insieme diverse fonti: "Dai documenti familiari trovati dagli stessi studenti, ai monumenti ai caduti caratterizzati da enfasi, alle tombe dei caduti il cui ricordo nasce dalle emozioni e dai sentimenti familiari".

Il titolo del lavoro, diventato anche un video, era stato mutuato "Da una lettera scritta da una donna al marito al fronte, 'Maledetta questa guerra' scriveva quella sposa, si chiamava Giuseppina Basilio era di Fiorenzuola".

Dall'appello lanciato agli studenti è scaturita una mole di documenti dei quali si sta completando la elaborazione e l'inserimento nella banca dati dell'Archivio di Stato: "Diamo un volto ai caduti piacentini è il nostro progetto - ha spiegato Patrizia Anselmi sempre dell'Archivio di Stato -, riferito al distretto militare di Piacenza e Bobbio".

Finora ne sono stati contati: "4819  con foto e documenti relativi, dei quali 20 dispersi, 437 morti per malattia in prigionia, 845. morti negli ospedali, morti sul campo 3515".

I dati sul lavoro in corso sono consultabili sul sito web appositamente creato dall'Archivio  di Stato di Piacenza: www.piacenzaprimogenita150.it.
 
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