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24 dicembre 2016
Economix: In calo la ricchezza degli italiani?
24 dicembre 2016
Calo ricchezza
In calo la ricchezza degli italiani?

Mentre i blasoni della politica nostrana occupano gran parte del loro tempo (l’hanno dichiarato loro stessi, ma l’avevamo capito anche da noi) in inutili litigi, con tanto di colpi bassi, come è accaduto di recente sul referendum dello scorso 4 dicembre (contenzioso che pare non voler finire), gli italiani diventano sempre più poveri.

La classe operaia non esiste più da diverso tempo, così come non esiste un partito serio che la rappresenti (d’altronde non va tanto di moda). Per ascoltare un discorso di un politico che la citi, bisogna andare ai tempi di Enrico Berlinguer.

Chi? Direbbe qualcuno. Il ceto medio ce lo siamo giocato negli ultimi vent’anni. La politica è sempre più distante dai cittadini, al punto tale che molti dei nostri (in)degni rappresentanti dello Stato, spesso non sanno nemmeno a quale partito o coalizione di governo appartengono. Se glielo si domanda, devono consultare l’agenda.

Destra e sinistra si è mescolata in una brodaglia di potere, che nemmeno nel più arretrato Paese del centro Africa si trovano situazioni del genere. Chiedo scusa agli amici africani. Ma è un modo di dire.

Secondo il Global Wealth Report del Credit Suisse Research Institute, negli ultimi anni la ricchezza media netta degli italiani è calata in modo significativo. Fenomeno che non ha interessato i cosiddetti “benestanti”, che hanno visto calare la loro ricchezza di un 1,1% tra il 2015 ed il 2016, dopo anni di crescita tra il 2% ed il 3% annuo.

Su 61 milioni di abitanti oggi in Italia i milionari sono 1.132, in leggera flessione. E cresce il divario tra i ceti sociali.

In Europa i Paesi dove “si sta meglio” sono in primis la Svizzera, seguita da Germania, Belgio e Spagna (si, proprio quella, in crescita dopo un periodo di forte recessione).

Gli italiani in situazione di povertà assoluta sono 4,6 milioni, il 7,5% della popolazione complessiva. E’ il numero più alto dal 2005. L’ Istat segnala che i giovani in povertà sono triplicati con la crisi. La lunga recessione che ha colpito l’Italia è ricaduta quasi interamente sui giovani. Ma non solo. Un altro problema, di cui abbiamo il primato, è la incapacità del sistema economico, di capitalizzare l’esperienza, di riqualificare i cinquantenni.

Per questa nuova categoria di popolazione a rischio, perdere il posto di lavoro, significa, spesso, la disoccupazione a vita. Problema che non tocca ovviamente le cosiddette “categorie protette” del corporativismo occupazionale. Categorie, guarda a caso, con forti legami con il mondo della politica. E come pensa la politica italiana di risolvere il problema? Con la proposta di un reddito d’inclusione.

Per carità, tanto di cappello a chi l’ha proposto. Ma è l’ultima spiaggia. Facciamo in modo invece di creare delle agenzie che aiutino giovani e meno giovani a mettere a frutto, per il bene loro e dell’intera comunità, le competenze, le capacità e l’esperienza. Come fanno in Israele, ad esempio. Paragone improponibile? Me ne rendo conto. Il governo Renzi non ha fatto in tempo a dare le dimissioni, che le “categorie protette” si sono già messe in movimento per accaparrarsi posti di lavoro prestigiosi.

Il giovane ha più opportunità di un ex giovane. Può sempre riparare all’estero. Ma ce lo vedete un cinquantenne, con tanto di famiglia e nipoti al seguito, trasferirsi all’estero?

Personalmente, no.

Andrea Lodi (economix@piacenzasera.it)
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