12 maggio 2017
I giochi "dimenticati" rivivono in un libro, il ricavato all'Unicef FOTO
12 maggio 2017
la copertina del libro
la presentazione del libro
la presentazione del libro
la presentazione del libro
la presentazione del libro
la presentazione del libro
"Abbiamo cercato di raccogliere le regole di questi giochi, di aggiungere le immagini, ma vedrete che nel libretto sono presenti sopratutto i disegni, perchè vogliamo farlo diventare un quaderno da colorare per i bambini. Abbiamo deciso di cedere il libro all'Unicef perchè lo possa distribuire come crede".

Le parole di Loredana Mosti introducono nel mondo dei giochi che non ci sono più, il "pirolo", "ocio mulassa" o "mondo", raccolti nel volume "Il secondo libro dei giochi dimenticati" edito da Officine Gutenberg (la cooperativa sociale editrice di PiacenzaSera.it), presentato alla sala d'onore di Palazzo Rota Pisaroni della Fondazione di Piacenza e Vigevano. 

Un mondo che "Gli Stagionati", l'associazione attiva da oltre 16 anni nelle scuole piacentine, si ostina a non voler abbandonare all'oblio. E così nel libro, ideale prosecuzione del primo fortunato volume di Mario Favari, sono spiegati e anche illustrati una serie di giochi dei bambini di una volta, riproposti ai bambini di oggi.

Far conoscere alle nuove generazioni il loro passato è infatti uno dei principali scopi dell'associazione: "Noi, che i giochi dovevamo inventarli e costruirli, - scrivono Gli Stagionati nella prefazione - con materiale che oggi definiremmo di riciclo, dovevamo per forza dar fondo a tutta la nostra fantasia. Ma in questo stava la soddisfazione".

Il libro, corredato da illustrazioni che si possono colorare, non è soltanto una piccola guida sulle tradizioni da tramandare, ma anche un manuale pratico che spiega come restituire vita ai "giochi dimenticati". Molti dei giochi che troverete nel libro sono stati proposti in occasione delle manifestazioni "Tuca te" organizzate a Piacenza negli anni passati.
 
La referente provinciale dell'Unicef Lidia Pastorini ha sottolineato il valore del piccolo volume che sarà messo in vendita a sei euro: "Non è banale realizzare un libro sui giochi e destinare i fondi ricavati ai bambini che non giocano.

Sono i bambini costretti al lavoro minorile, le spose bambine e i piccoli che non hanno un posto dove giocare di cui si occupa ogni giorno Unicef.

Grazie agli Stagionati per il valore del libro in un mondo che butta via tutto, che non ricicla e vuole gettare anche il passato".

Dalla prefazione del libro

La conclusione del libro di M. Favari sui “giochi dimenticati” è un esplicito invito al lettore “a frugare nella sua memoria e completare questi scritti con i suoi ricordi”.
Noi Stagionati  lo abbiamo raccolto e sollecitati anche dagli educatori, che abbiamo incontrato nelle scuole in questi primi dieci anni della nostra attività, cercheremo di dare un seguito a quella prima raccolta, tanto piacevole, quanto preziosa.
La risposta che abbiamo dai ragazzi di oggi a cui proponiamo i giochi di ieri ci induce a pensare che non si tratta solo di mantenere in vita i ricordi del passato, ma di far emergere, nel presente, risorse creative e manuali, che la tecnologia oggi tende a sopire, perché non ce n’è più bisogno.

Noi, che i giochi dovevamo inventarli e costruirli, con materiale che oggi definiremmo di riciclo, dovevamo per forza dar fondo a tutta la nostra fantasia. Ma in questo stava la soddisfazione.
E soprattutto giocavamo insieme, con sana competizione; e ci facevamo tanti amici.

A noi pare, per la nostra esperienza nelle scuole, che oggi manchi proprio questo: il tempo e la capacità di stare insieme. I giochi che riproponiamo sono di gruppo e obbligano in qualche modo a prestare attenzione all’altro, perché la sua sorte è legata alla nostra. Anche in questo il gioco è fonte di educazione.

Certamente anche il modo di stare insieme è cambiato nel tempo ed è anch’esso, nella sua semplicità,un buon indicatore di come cambiano i costumi. L’aspetto più evidente di questa trasformazione è il fatto che molto raramente maschi e femmine giocavano insieme, soprattutto in inverno quando i maschi continuavano a giocare fuori, sulla strada o nei cortili e le femmine invece stavano in casa ad imparare a fare le massaie, imitando le donne adulte di famiglia (mamme, nonne e zie) specie nei lavori di cucito o di ricamo, per confezionare i vestitini alle proprie bambole con i ritagli della stoffa dei grandi. Quando veniva la buona stagione e magari le scuole erano finite,anche le bambine uscivano, ma per lo più continuavano a giocare tra di loro in modo più tranquillo.

Solo qualche gioco, come nascondino o mosca cieca per es., si prestavano ad essere fatti insieme. Il ricordo più bello di quei giochi è la libertà con cui ci godevamo gli spazi, anche per chi abitava in città. I cortili risuonavano di grida e risate e strade e marciapiedi  erano tutti nostri. 

Nella nostra raccolta, per seguire l’assetto dato nel primo libro da Favari, non abbiamo istituito delle categorie distinte per giochi femminili, giochi maschili, giochi al chiuso, giochi all’aperto, anche se nella spiegazione del gioco l’abbiamo precisato; visto che però nelle scuole spesso ci è stato chiesta la precisazione, per favorire l’uso del libretto abbiamo pensato di mettere nell’indice un opportuno indicatore a fianco dei titoli.
Speriamo di aver fatto un buon servizio.

In apertura ci piace riportare la poesia scritta dallo Stagionato LUIGI RUGGERI ( in …arte GINO), che spiega perfettamente lo stile dei giochi di una volta (tra fantasia e poche risorse economiche)


IL VIDEO
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