27 marzo 2016
Omelie pasquali, "Chiamati a vincere le situazioni in cui l'umanità è a rischio"
27 marzo 2016
in Duomo
la funzione in Duomo
il vescovo Ambrosio
Solennità della Pasqua, Messa del giorno, l'omelia del vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio
 
Nell’antico inno che abbiamo cantato prima dell’annuncio del Vangelo troviamo queste parole: “Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello”. I tragici fatti della passione e della morte in croce di Cristo sono racchiusi in queste parole: sono i fatti che conosciamo e che abbiamo ancora una volta ascoltato e meditato nel racconto della passione del Signore e nella Via crucis del Venerdì Santo. Ma l’antico inno va oltre e afferma che la vita non soccombe: “il Signore della vita, che era morto, ora vive, è risorto. Poi l’inno conclude: “Cristo, mia speranza, è  risorto (...). Tu, Re vittorioso, miserere, abbi pietà di noi”.  Cristo, il Crocifisso Risorto, è la speranza di tutti coloro che accolgono il lieto annuncio della Pasqua, mistero di morte e di risurrezione, è la certezza che non siamo abbandonati  al nostro destino di morte ma siamo accolti da Cristo risorto che ci fa partecipi della sua stessa vita, perché “chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv 11,25).
 
 “Questo è il giorno che ha fatto il Signore; rallegriamoci e in esso esultiamo”: nel ritornello del Salmo responsoriale, la Chiesa ci invita alla gioia. Perché quella morte atroce di Cristo crocifisso è l’inizio della nostra vita nuova, illuminata e salvata. I discepoli di Gesù sono affranti e delusi per ciò che avevano visto, ma possono scoprire nei tragici eventi del Venerdì Santo quanto era stato annunciato dalle Scritture, possono scorgere nelle apparizioni del Risorto la porta di accesso alla sconvolgente novità della Pasqua. Con lo sguardo della fede, arrivano a scorgere nel Crocifisso il volto del Risorto e si rendono conto che la luce della Pasqua illumina ogni oscurità ed infonde la speranza nel cuore umano.

Le letture bibliche che abbiamo ascoltato mettono in evidenza questa esperienza che sconvolge coloro che hanno visto e incontrato il Crocifisso Risorto. Ascoltiamo la testimonianza autorevole degli apostoli che hanno visto Gesù risorto dopo la morte. È questo l’annuncio esplicito di Paolo che parla di Cristo risorto e della nostra risurrezione con lui, perché egli è la “nostra vita”. Per Paolo, è questa l’esperienza fondamentale della fede, il cuore dell’annuncio cristiano. La morte di Gesù ci dona la vita, la salvezza, perché la sua morte è certificata nel suo significato di vita e di salvezza dalla risurrezione.

Così è avvenuto per Pietro che, negli Atti degli Apostoli, proclama: “Noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute (...). Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato il terzo giorno e volle chi si manifestasse a noi”. Il Risorto si manifesta ai suoi discepoli e si accompagna a loro perché possano rendersi conto della verità della sua vita gloriosa e della sua nuova presenza in mezzo a noi, attraverso il dono del suo Spirito. Il racconto evangelico narra questo nuovo rapporto con il Risorto e vivo in mezzo a noi, attraverso l’esperienza di una donna, Maria di Magdala. È lei la prima discepola ad accorgersi che il sepolcro è vuoto. È lei che di corsa si reca da Pietro per annunciare che hanno portato via il Signore dal sepolcro. Anche Pietro corre insieme a Giovanni verso il sepolcro vuoto: è l’inizio di un cammino che arriverà alla fede in Cristo risorto, al mistero della Pasqua, il mistero della vita che vince la morte e che dona luce e speranza alla storia umana.   

Cari fratelli e sorelle, la luce della risurrezione del Signore illumini la nostra storia travagliata, ci faccia comprendere che è aperta una nuova possibilità di sempre travagliata vita umana. È un orizzonte che interessa tutti, perché tutti siamo chiamati a vincere le tante situazioni in cui l’umanità è messa a rischio, disprezzata o negata, come la drammatica cronaca di questi giorni, ancora una volta, ci presenta. Cristo risorto è la sorgente della speranza che ci fa guardare avanti per risorgere anche noi a vita nuova, ritrovando la gioia della vita e la forza di vivere bene, in comunione con Dio e in pace con tutti gli uomini. È il dono grande della Pasqua che accogliamo riconoscenti, cantando l’alleluia pasquale. È la preghiera che facciamo per tutti, l’augurio che rivolgiamo a tutti, perché il messaggio pasquale interpella tutta l’umanità e raggiunge tutte le persone di buona volontà. Nessuno può sprofondare nella rassegnazione all’oscurità, al male, all’odio. Il Cristo risorto doni a tutti i frutti della Pasqua per vivere la sfida di ogni giorno con la luce della fede, con forza della speranza nel cuore e con i gesti di pace e di misericordia. Amen.

Pasqua.  Veglia pasquale nella notte santa L'omelia del vescovo Gianni Ambrosio

È grande e profonda la gioia che la celebrazione della Veglia pasquale ci comunica: questa è la notte beata, la notte della luce e della vita nuova. Gesù  crocifisso, morto e sepolto, risorge: il suo corpo crocifisso e morto viene glorificato, la sua umanità è resa partecipe della vita divina. Risuoni in noi l’annuncio pasquale che proclama quanto è avvenuto: “questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte risorge dal sepolcro”. L’annuncio prosegue e proclama il cambiamento della nostra condizione umana: “o notte veramente gloriosa che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo Creatore”.

Celebriamo nella gioia la risurrezione del Verbo che si è fatto uomo, diventando uno di noi. Egli ha offerto se stesso per noi e per la nostra salvezza e il Padre non lo ha abbandonato nel sepolcro, ma lo ha risorto ed accolto nella sua vita divina. Celebriamo con stupore questo evento che contempliamo nella fede: Gesù è risorto, il suo corpo è glorioso e noi siamo uniti a Lui, partecipiamo della sua vita, della sua vittoria sul peccato, sulla morte, sull’oscurità. In Gesù risorto, vi è per ogni uomo la grazia di una nuova creazione, una rinascita, una nuova vita.
 
All’inizio della Veglia, abbiamo ascoltato il racconto della creazione del mondo. Con il linguaggio sapienziale e simbolico, il racconto inizia con la creazione della luce: “Dio disse: Sia la luce!” (Gen 1,3). La luce che rende possibile la vita. Gesù risorto è la luce nuova della creazione, Gesù risorto apre la porta della vita nuova, Gesù risorto ci prende per mano per accompagnarci e sostenerci nel cammino che conduce alla pienezza della vita.Il segno del cero pasquale richiama la luce di Cristo risorto che illumina il cammino umano. Così, pur avvolti in molte oscurità, noi possiamo ammirare e contemplare la bellezza della creazione, dono di Dio, possiamo apprezzare e stimare la dignità della persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio.

Le molte letture ci hanno offerto uno squarcio della storia che è storia di liberazione e di salvezza. Dio non abbandona il suo popolo ma lo libera dalla schiavitù: è il grande evento al cuore dell'esperienza di fede del popolo di Israele.Nel popolo liberato dallo schiavitù, vediamo un segno del mistero della Pasqua e della nostra liberazione. 
Il racconto del Vangelo inizia con queste parole: “Il primo giorno della settimana, al mattino presto, le donne si recarono al sepolcro”. All’alba del giorno dopo il sabato, le donne si recano alla tomba per un estremo gesto di amore, per onorare il corpo del Signore. Ma la tomba è aperta e vuota, senza la pietra che la ricopriva, senza il corpo che lì era stato deposto. “Perché cercate tra i morti colui che è vivo, non è qui, è risorto”, dicono due uomini in abiti sfolgoranti. Il Padre ha liberato il Figlio dalla morte e ha reso glorioso il suo corpo. Gesù è “colui che è vivo”, è il Vivente. È l’annuncio che rivela alle donne e poi ai discepoli, a tutti noi il mistero della Pasqua. Gesù è “colui che è vivo” e ci dona la vita, ci libera dalla pietra del peccato e della morte, da tutto ciò che deturpa la vita fino a distruggerla. Mentre rendiamo grazie di questo dono della Pasqua di risurrezione, invochiamo sulla nostra umanità la liberazione dalla tenebra, dal fanatismo, dall’odio e invochiamo luce e vita per tutti.

3. Carissimi catecumeni, in questa notte a voi in particolare il Signore dice: “sia la luce”, sia il nuovo giorno, sia la nuova vita, una vita illuminata e destinata ad andare al di là dell’oscurità e della morte. Mentre con stupore, con gioia, con gratitudine rendete grazie, insieme con tutta la Chiesa, per la risurrezione del Signore, voi accogliete la mano di Cristo risorto che si china su di voi per donarvi la nuova vita, la dignità di figli di Dio. Questa mano vi accompagnerà per sempre, fino al nostro comune destino, la pienezza della vita nell’amore di Dio. Il Battesimo, nel segno dell’acqua e dello Spirito santo, è purificazione, è liberazione, è inserimento nella comunità cristiana: siete battezzati nella morte di Cristo e diventate viventi per Dio, grazie a Gesù Cristo, il Crocifisso-Risorto.  Nell’Eucaristia, il Signore si dona a voi come “pane della vita” per nutrirci e sostenerci nel nostro cammino: “Io sono il pane della vita… perché chi ne mangia non muoia (…). Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,48-51).

Fratelli e sorelle, in questa notte beata facciamo memoria di quello che Dio ha fatto e continua a fare per noi e per tutta l’umanità. Ravviviamo la nostra speranza che è fondata su “Colui che è vivo”, su Gesù, morto e risorto, vivo e operante in mezzo a noi. Chiediamo la grazia di diventare anche noi, come le donne del racconto evangelico, annunciatori della Pasqua e testimoni dell’infinita misericordia di Dio che a tutti vuole donare luce e vita, amore e perdono. Buona Pasqua. Amen.   

 
       

 
Commenti (0)
Non ci sono commenti

Inserisci commento: