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12 aprile 2017
Rotary Informa: Conversazione con il professor Franchi al Rotary Piacenza Valli Nure e Trebbia
12 aprile 2017
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Conversazione con  il Prof.Fabrizio Franchi al Rotary Piacenza Valli Nure e Trebbia
Conversazione con  il Prof.Fabrizio Franchi al Rotary Piacenza Valli Nure e Trebbia
Conversazione con  il Prof.Fabrizio Franchi al Rotary Piacenza Valli Nure e Trebbia

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Conversazione con  il Prof.Fabrizio Franchi al Rotary Piacenza Valli Nure e Trebbia:
 
 Appuntamento molto interessante quello che si è tenuto durante l’ultima conviviale del Rotary Piacenza Valli Nure e Trebbia.
 
Ospite della serata il Prof. Fabrizio Franchi, Direttore del Reparto di Geriatria e Lungodegenza dell’Ospedale di Piacenza, Specialista in scienza dell'alimentazione e Socio del Rotary Piacenza Valli Nure e Trebbia, che ha intrattenuto i Presenti sul tema “Agire sui processi d’invecchiamento per prevenire le malattie legate all’invecchiamento”.
 
Nel corso del suo intervento il Dott.. Franchi ha riportato le ultime scoperte scientifiche per quanto riguarda gli studi più recenti sulle metodologie di contrasto dei processi fisiologici d’invecchiamento, in modo particolare soffermandosi sulle nuove frontiere aperte dalla possibilità di ridurre i danni provocati dall’invecchiamento grazie alle novità introdotte dal metodo di riprogrammazione delle cellule.
 
Partendo dal presupposto che le persone, nelle società moderna, vivono più a lungo, il rischio di sviluppare malattie legate all’età è in costante aumento;  i dati mostrano infatti  che il più grande fattore di rischio per le malattie cardiache, il cancro e le malattie neurodegenerative è semplicemente l’età.
 
L’invecchiamento, o senescenza, può essere descritto come la progressiva incapacità dell’organismo di mantenere l’omeostasi interna: con il passare del tempo, le cellule perdono la capacità di tamponare i danni cellulari e la funzionalità di organi e tessuti va incontro ad un lento e graduale deterioramento; capire come contrastare alcuni degli effetti dell’invecchiamento non è più solo un vezzo estetico, ma è di primaria importanza soprattutto per la salute pubblica.
 
Un nuovo studio, pubblicato su alcune riviste scientifiche, segna un punto di svolta nella ricerca in questo ambito, dimostrando per la prima volta che il rimodellamento parziale e transitorio dell’epigenoma (ossia l’insieme delle modifiche ereditabili al materiale genetico che avvengono senza cambiamenti della sequenza del DNA)può rallentare l’orologio biologico dei tessuti.
Il meccanismo di riprogrammazione fisiologica delle cellule è presente, in perfetto equilibrio, nell’organismo umano al suo stadio embrionale, che è dunque in grado di ricostruire il ciclo vitale della singola cellula. Purtroppo, col trascorrere degli anni, tale equilibrio si altera e le cellule decadono e muoiono per cause naturali o patologiche.

Un indizio per arrestare o invertire quindi l’ invecchiamento risiede nello studio della riprogrammazione cellulare, un processo in cui l’espressione dei quattro geni, noti come fattori Yamanaka (dal nome dello scienziato giapponese che li ha scoperti) permette agli scienziati di convertire qualsiasi cellula in cellule staminali pluripotenti (iPSCs). Gli studi di Yamanaka sulle cellule pluripotenti indotte (iPS) hanno dimostrato che cellule “mature” possono essere riprogrammate e indirizzate verso un destino “diverso” :in questo processo giocano un ruolo fondamentale i marchi epigenetici che  vengono modificati durante la riprogrammazione cellulare.
 
La riprogrammazione indotta dai fattori di Yamanaka avviene infatti grazie al rimodellamento dell’epigenoma che contribuisce a riprogrammare il differenziamento cellulare: come le cellule staminali embrionali, le iPSCs sono in grado di dividersi a tempo indeterminato e di diventare qualsiasi tipo di cellula presente nel nostro corpo; che cosa succeda in seguito alla riprogrammazione dell’epigenoma è però ancora da scoprire: quali geni sono attivati e quali spenti dalla riprogrammazione, quali ripercussioni ci possano essere sull’organismo nel suo insieme sono aspetti ancora da valutare .
 
Anche se il “ringiovanimento cellulare” appare come qualcosa di auspicabile, un metodo che funziona per le cellule di laboratorio non necessariamente può offrire benefici a tutto l’ organismo. Infatti, anche se la rapida divisione cellulare è fondamentale per gli embrioni giovani, negli adulti tale crescita è ritenuta una delle cause conclamate  del cancro; inoltre, molte cellule che ritornano allo stato embrionale potrebbero causare, in un adulto, insufficienze in determinati organi e complicanze anche gravi.

L’induzione di cambiamenti epigenetici utilizzando sostanze chimiche o piccole molecole potrebbe permettere di ottenere  un ringiovanimento negli esseri umani, tuttavia la cautela è necessaria proprio per la complessità del processo d’invecchiamento e per i lunghi tempi di sperimentazione clinica necessari.
 

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