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25 ottobre 2017
"Muovere la realtà con le parole" Torna la rubrica "Universi"
25 ottobre 2017
la redazione di Universi
Torna “Universi”, la rubrica fissa di PiacenzaSera.it, che racconta il mondo dell’Università Cattolica di Piacenza con uno sguardo diverso.

All'inizio del 2017 l'Università Cattolica, il Comune di Piacenza e il quotidiano online PiacenzaSera.it hanno deciso di promuovere il progetto di alcuni giovani disabili che desiderano continuare a formarsi e arricchirsi culturalmente. 

Progetto che ha preso la forma del blog ospitato da PiacenzaSera.it e ora riprende le pubblicazioni periodiche con i contributi dei redattori Chiara Ruggeri, Hassan Haidane e Micaela Ghisoni.

In questa prima puntata del nuovo ciclo di "Universi" i nostri redattori ci spiegano qual è il loro rapporto con la parola

La parola che educa e che insegna il rispetto per tutti gli esseri umani - di Chiara Ruggeri
 
Io sono una ragazza disabile e purtroppo non posso parlare perché la parte del cervello dove risiede il centro del linguaggio, cioè l’area Broca, è stata lesionata dall’emorragia cerebrale che ho avuto alla nascita.

Tuttavia, ho trovato una soluzione alternativa e comunico grazie al computer e così utilizzo anch’io, a mio modo, le parole e ne apprezzo il valore e la profonda suggestione e conosco bene il potere che hanno sia positivamente che negativamente.

So quanto esse possano dare gioia e piacere e quanto a volte possano offendere e ferire anche senza volere. Non posso certo capire cosa si prova comunicando direttamente con un’altra persona senza strumenti di mediazione, ma ho la capacità di cogliere meglio di chi può parlare tutte le sfumature che si accompagnano all’atto di parlare, perché non sono distratta dal desiderio di esprimere la mia opinione.

Insomma, ho maggiore attitudine ad ascoltare e a recepire quello che viene detto e anche quello che è spesso taciuto, ma è sottinteso.

La parola è un mezzo fondamentale non solo di comunicazione, ma anche di educazione perché serve a trasmettere segnali e messaggi, che altrimenti resterebbero inespressi. Non bisogna sottovalutare la forza delle parole con chi si vuole educare perché, fin da bambini, gli esseri umani colgono sia i messaggi gestuali che quelli accompagnati da un rinforzo verbale e non ne capiscono esattamente il significato quando sono molto piccoli, ma sanno associare determinate espressioni a regole da rispettare e da seguire.

Crescendo, le loro facoltà interpretative aumentano rapidamente e, man mano che le parole acquisiscono un significato più profondo e specifico, i bambini le sanno decodificare e interpretare da soli senza la mediazione del genitore e dell’educatore; ne tengono conto sia per rispettarle che per ribellarsi a quello che esse sottintendono e si sviluppa il dialogo, senza il quale non c’è formazione e crescita intellettuale e personale.

La relazione si svolge in vari modi e a volte non occorrono le parole perché bastano le espressioni del viso e i messaggi non verbali trasmessi dal corpo e dalla gestualità, ma la comunicazione verbale è la sola che permetta un confronto diretto e uno scambio di opinioni che arricchisce sia l’adulto che educa che il ragazzo che viene educato. Essa, infatti, permette la realizzazione del processo formativo, che non avviene solo a scuola o all’università, ma anche in famiglia e nella vita sociale.
 
Non sono la sola ad avere bisogno di qualcuno che parli per me, perché ci sono molte persone che, come me, non hanno voce non a causa di un problema di salute, ma anche perché sono emarginate e trascurate dalla società, che tiene conto in genere di parametri molto rigidi, che escludono quelle categorie di persone che non hanno una posizione sociale o non godono della stima della comunità, perché si sono autoescluse o sono state escluse per il loro comportamento.

Ci sono uomini che vivono un’esistenza ai margini per una scelta di rifiuto delle regole e dei principi che governano la società e che non si possono convincere ad adeguarsi al nostro sistema di vita dato che non vi si riconoscono, come ad esempio i "barboni", la cui aspirazione alla libertà supera la fatica di un’esistenza precaria e senza sicurezze e comodità.

Essi sono dimenticati da tutti perché stanno in disparte, così come, sia pure in modo totalmente diverso, i detenuti, che scontano giustamente una condanna per i reati che hanno commesso, ma che hanno lo stesso diritto a veder rispettata la loro dignità di esseri umani e la cui voce è spesso soffocata non solo dalle sbarre che li separano da noi, ma anche dalla nostra indifferenza.

Sarebbe facile liquidare con un’alzata di spalle queste situazioni particolari, ma non sarebbe affatto giusto perché ognuno ha diritto a far sentire la sua voce e, se non può, qualcuno deve farlo al suo posto.

La riflessione di Hassan Haidane

La mia disabilità non mi permette di parlare, nel quodiano utilizzo versi, gesti con il capo e anche con lo sguardo per communicare a casa.

Spesso sillabo le lettere per formulare la parola che voglio dire con mie le sorelle e alcuni miei cugini, a volte succede che le persone mi chiedono qualche cosa e non posso rispondere e questo non mi favorisce nella socializzazione con gli altri.

Facebook e internet mi hanno dato la possibità di communicare con i miei parenti in Marocco, non potendo utilizzare il telefono, ma scrivendo con il naso.      

"Mi sposto e muovo la realtà con le parole" - di Micaela Ghisoni

Parole, silenzi, gesti, espressioni, movimenti costituiscono, nella loro diversità, potentissime forme di comunicazione. Chiariscono circostanze, trasmettono emozioni, confortano, feriscono; il loro peso, quindi, non si può ignorare.

Tuttavia l’uso delle parole immerge nel mondo forse più di ogni altro mezzo comunicativo, creando relazioni e contatti con gli altri.

Tanto più io, impossibilitata nei movimenti fisici perché disabile, molto spesso “mi sposto” e “muovo la realtà attorno a me con le parole”: organizzo incontri, modifico situazioni, coinvolgo persone, le attraggo, le aiuto o le allontano rimanendo ferma, solo dialogando.

Discuto per la profondità di un’idea, per la forza di una decisione; scherzo, alludo, sento nei discorsi spontaneità e malevolenza della gente e, in questo modo, il mio mondo, con i suoi legami, cambia.

Appassionata di lettura e scrittura ho imparato a giocare con le parole: a sceglierle, apprezzare il loro suono, la loro bellezza o disarmonia. Ho dipinto realtà vere e immaginate con la delicatezza della poesia; ho racchiuso me stessa in poche righe di una pagina in prosa.

Ho letto fatti realmente vissuti, totalmente immaginati, o verosimili. La parola è anche questo: immaginazione, descrizione della realtà e, spesso, manipolazione dei fatti.

Senza di essa, però, il peso del silenzio sarebbe per me troppo grande da sopportare e la vitalità che mi porto dentro e trasmetto agli altri non sarebbe la stessa.
 
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