12 aprile 2017
Universi e il mestiere del giornalista, intervista a Patrizia Soffientini 
12 aprile 2017
foto di gruppo di Universi con Patrizia Soffientini
Universi, la nuova rubrica fissa di PiacenzaSera.it, che vi racconta il mondo dell’Università Cattolica di Piacenza, arriva alla sua quarta puntata con un'intervista realizzata collettivamente dai suoi redattori Chiara, Micaela e Hassan.

Nei giorni scorsi la giornalista di "Libertà" Patrizia Soffientini è venuta a trovarci in redazione nella sala Ferracuti dell’Università Cattolica per conoscerci e per capire come è nata la rubrica Universi.

Noi abbiamo approfittato della sua visita per rivolgerle alcune domande sul suo lavoro di “cronista”, come si è definita lei stessa.

Come concepisce il giornalismo oggi, epoca in cui, ad un eccesso di informazioni, spesso non corrispondono serietà ed efficacia comunicative? (Domanda di Micaela)

Micaela ha proprio toccato il punto più sensibile dei problemi attuali del giornalismo, che è quello anche delle false notizie, che circolano abbondantemente proprio su Internet, le fake news, ne abbiamo viste di tutti i generi. L’ultima per esempio, ne parlava anche il Corriere della Sera, quella del presidente Trump che aveva deciso di elargire 30 milioni per i terremotati italiani.

Naturalmente è una bugia, ma è stata venduta come notizia vera. Internet pullula di notizie false. E, allora, questo da un lato responsabilizza molto il giornalista, penso anche al giornalista della carta stampata, perché se fai seriamente questo lavoro ti obbliga ad una verifica molto molto puntuale delle fonti, più di una fonte.

Per chi vuol fare bene questo mestiere è veramente l’ABC, quello di verificare e dubitare sempre delle cose che ti vengono dette, non credere mai ad occhi chiusi ma condurre tu la tua indagine, farti un’idea, sul modo anche in cui ti vengono dette le cose, perché ciascuno ovviamente racconta la sua versione dei fatti.

Quindi è una bella sfida, perché Internet ha stravolto questa professione, ma sotto certi punti di vista l’ha anche molto molto responsabilizzata per chi la fa seriamente. C’è un problema anche di tempi oggettivamente, perché purtroppo Internet ti elargisce continuamente notizie ed aggiornamenti, chi fa un lavoro come il mio in un quotidiano ha bisogno, in realtà, di tempo per riuscire a dare un’informazione più complessa e più completa. Questo non sempre c’è, e quindi anche noi siamo molto sotto pressione.

Ci troviamo magari ad elaborare delle notizie in tempi molto stretti ma, volendo avere tanta informazione, il ritmo è notevole però insomma è una fatica che si deve fare.


È mai stata in dubbio se pubblicare o no una notizia perché la riteneva non del tutto certa oppure andava contro al suo codice etico? (Domanda di Chiara)

Sono dei temi che si pongono giornalmente a tutti noi: devo dire no, contro al codice etico no, perché non c’è niente che non si possa raccontare umanamente ad altri, non c’è veramente niente che si possa o debba censurare, dipende dal modo in cui tu racconti, in cui tu lo porgi agli altri.

Quindi non mi sono mai trovata in questa strettoia di dire no, non lo pubblico perché va contro le mie opinioni. Noi siamo dei cronisti, quindi raccontiamo fatti; poi ci sono gli opinionisti che su questi fatti possono esprimere dei giudizi.

Però, sicuramente, su ogni argomento trattato c’è dell’emozione a volte: vi racconto un caso che riguarda un caso di bullismo nei confronti di una ragazza di una scuola media della nostra provincia, che è stata trasferita da questa scuola ad un'altra. Il Tribunale dei Minori di Bologna ha esaminato il caso perché sono stati denunciati 4 di questi minorenni che avevano messo in atto questo bullismo nei suoi confronti.

Bene, trattare queste notizie per noi è un po’ delicato perché si tratta di non rendere mai riconoscibile la persona, di circostanziare molto i fatti, di conoscerli bene, e io ricordo che prima che uscissimo con quella notizia il papà di uno di questi ragazzi fece una telefonata tremenda al giornale, urlando che avrebbe denunciato il direttore, il giornalista, tutti noi se avessimo pubblicato la notizia, naturalmente senza nomi, senza rendere minimamente riconoscibili le persone.

Ma aveva questo timore terribile che il giorno dopo, in questo paesino della provincia di Piacenza, che qualcuno avrebbe aperto il giornale e avrebbe riconosciuto che suo figlio era tra i 4 denunciati dal tribunale di Bologna. Allora, casi di questo genere ti interrogano, perché c’è di mezzo un’umanità molto forte, molto viva, e su queste cose ci si interroga.


Programma lei gli interventi che scrive ogni giorno o qualcun altro, cioè qual è il suo grado di autonomia rispetto alle cose che scrivee che invece le impongono all’interno del giornale? (Domanda di Hassan)

Allora, c’è una distinzione da fare: in quanto a scelta di argomenti il mio grado di autonomia è all’80%, perché ogni mattina io mi devo, come dire, “inventare” la giornata e quindi devo cercare le notizie, le cerco io, le propongo e vengono sempre accolte alla fine della fiera; però c’è anche un 20% di questo lavoro dove tu devi seguire determinate cose e il tuo caposervizio ti dice: “Bene, c’è il convegno, lo segui tu oggi?”, allora io vado, come un soldatino vado.

Questo per quanto riguarda la scelta delle notizie, quindi 80% sono in totale autonomia, un 20% tu fai ciò che ti chiedono. In quanto ai contenuti delle notizie, che è un altro capitolo, la faccenda è più delicata perché ciascuno di noi vorrebbe a volte espandersi raccontando i fatti come li vede personalmente, però come voi sapete, una delle regole del cronista è quella di tenere separati i fatti dalle opinioni.

Quindi lì a volte si raccontano fatti che si vorrebbe anche interpretare, c’è sempre però un po’ una libertà di proporli sotto una certa luce, questo è vero. Però è più delicata la faccenda, c’era un giornalista che diceva: “Il vizio più grave dei giornalisti è quello dell’autocensura”. Nessuno ti dice apertamente “non scrivere” o “scrivi questa cosa”, ma tu, che conosci l’orientamento del tuo editore, spesso ti autocensuri.

Non è il mio caso nel senso che cerco proprio di non lasciarmi condizionare perché tengo molto alla mia libertà, però è un problema che si pone molto fortemente nelle redazioni, per cui l’autocensura a volte è davvero un ostacolo alla libera informazione.


A suo parere sul giornale per cui Lei scrive, Libertà, il processo di selezione e gestione delle informazioni avviene globalmente in modo corretto? (Domanda di Micaela)

Ragazzi, direi che è una domanda retorica, nel senso che per forza deve avvenire in modo corretto, ma io userei un’altra parola: allora, ogni giornalista ha una piccola dote che è la sua onestà intellettuale, e, davvero, è l’onestà intellettuale del singolo giornalista che fa la correttezza.

Nessuno di noi può dire che in assoluto l’organizzazione per cui lavora, anche un giornale, è totalmente corretta. Io posso avere delle opinioni molto diverse dai miei colleghi, e spesso questo accade. Ciascuno può rispondere per sé ma, se ciascuno risponde per sé, è già un risultato importante.

Guardando il panorama dei miei colleghi dico che siamo tutti in una condizione di onestà intellettuale; certamente la selezione delle notizie a volte non è così meditata come potrebbe essere, è più caotica a volte, perché siamo pochi, perché ci sono mille cose da seguire in questa città, si cerca come un cane che insegue la lepre e che ha la lingua fino alle ginocchia, fino a terra, cerchi di seguire tutto ma non ce la fai spesso. Allora a volte un po’ di caos c’è.


Puoi darci qualche consiglio visto che abbiamo appena cominciato a scrivere degli articoli? (Domanda di Chiara)

Io, in genere, i consigli li prendo ma non li dò perché non mi sento esattamente in quella posizione, ma è un mestiere meraviglioso, bellissimo, ci si rinnova continuamente, ti costringe a tenere la testa sempre molto accesa, l’importante è tenere anche la propria indipendenza, tenere molto alla propria indipendenza, come si dice la “schiena dritta” per intendere non farsi condizionare, affidarsi al proprio giudizio. Direi che queste sono le caratteristiche, e poi metterci tutta la passione che ci vuole perché è un duro lavoro.

La redazione di Universi
 
 
 
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